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PROGETTO ITACA – Spazio ai giovani tarantini? C’è chi parla…e c’è chi invece fa i fatti.

Quanti progetti sono davvero interessati ai giovani della città? Quanti realmente sono fattibili? E quanti stage dovremo ancora affrontare per cercare la nostra strada, che non comprenda trasferirsi in una città diversa dalla nostra? E, ancora, troveremo il lavoro per il quale abbiamo studiato anni e anni all’università? 

Bene, questo per tutti è sicuramente un periodo di incertezze, (da qui in poi cercherò di essere più positiva), ma non vi nascondo che se qualche anno fa era sadico pensare ad un ipotetico lavoro a tempo indeterminato…adesso risulta anche difficile riuscire a sognarlo senza una reale crisi di panico.

Ecco, però tra tutte, c’è una categoria che oggi più di altre, non viene quasi mai presa in considerazione… sto parlando di tutti gli artisti ormai nascosti, all’ombra di qualche lavoretto, spesso pagato poco e in nero, sorpresi a fare la spesa settimanale, che girano indistinti tra la folla (senza assembramenti eh), a cercare qualche ispirazione, che verrà inesorabilmente postata sui social in attesa di qualche futile “like”.

Spesso, durante i miei studi, mi sono interrogata su come avrebbero reagito grandi personaggi storici se fossero vissuti ai giorni nostri. Ad esempio, immagino il grande Michelangelo Buonarroti, che dopo la sua prima esperienza dal maestro Ghirlandaio, preso dall’ansia di non essere all’altezza o di non riuscire a guadagnare e mantenere la sua famiglia, avesse deciso di cambiare strada e non lasciarci in eredità la cappella Sistina.  

Per un attimo rabbrividisco, rimango impietrita. Respiro e penso, non è successo davvero. 

Ma chi mi dice con totale certezza che un nuovo Michelangelo non possa nascondersi proprio tra di noi? Tra di voi? 

Assolutamente nessuno. Ecco perché dopo una bella chiacchierata rigenerante a parlare di arte e di Taranto vorrei introdurvi una donna imprenditrice ed artista che ha in mente, e anche su carta un progetto per i giovani artisti tarantini. Il suo nome è Irene Scialpi e insieme ai suoi “ragazzi” ha fondato il progetto Itaca. 

La mission che ha abbracciato l’associazione e l’omonimo progetto è quello di dare una chance, un’alternativa ai giovani tarantini molto spesso in fuga dalla propria città natale. Non importa quante volte lei abbia ripetuto e parlato di ogni suo ragazzo sotto la sua “ala”, quello che continuava a sorprendermi durante la chiacchierata rimaneva il suo entusiasmo, la sua professionalità, la sua grinta e di come fosse riuscita a farmi appassionare ai suoi travolgenti racconti.

Dal principio il progetto Itaca ha sempre previsto dei laboratori di artigianato lungo la via principale del borgo antico: Via Duomo. 

“Abbiamo così iniziato una selezione di Artigiani desiderosi di aprire attività in via Duomo, purtroppo è stato molto faticoso e lungo trovare candidati che scommettessero su Taranto Vecchia e altrettanto difficile trovare locali, vista anche l’indisponibilità degli stessi di proprietà del comune. Inizialmente è stato indetto un concorso per disegnare 21 murales su tamponi di chiusura di portoni, indirizzati esclusivamente agli studenti degli istituti tecnici: Lisippo e Cabrini. Grazie alla collaborazione con l’assessorato alla cultura, e con l’archeologa Silvia Devitis abbiamo ricercato i muri dove adoperarci, realizzando foto e bozzetti a tema storico. Esperienza bellissima perché si è preso atto di come quel cuore che pulsa, che è la mia Città Vecchia, ha risposto positivamente alla nostra presenza, accompagnandoci nel percorso con amore e considerazione.” 

Queste le parole di Irene che continua a spiegarmi:

“Abbiamo lavorato per circa tre mesi con solo cinque ragazzi, ma le attività che stavamo creando nel quartiere avevano attirato molte persone, tra le quali, un giovane residente della città Vecchia, Emanuele Andrisani, che ha poi realizzato il murales dello Spartano, delle Sirene è del Pescatore che hanno riscosso molto successo su varie piattaforme. Decido così, di aprire il laboratorio di Itaca in Via Duomo di fronte alle colonne Doriche. L’intento era quello di dedicare un’area di 350 mq a esposizioni temporanee e fisse di prodotti di diversi laboratori artigianali associati ad Itaca, e produzione dal vivo di vetro soffiato e affreschi.”

Potete credermi sulla parola se vi dicessi che sentendo queste notizie ero molto contenta, ma anche molto adirata? 

Perché io non ne sapevo assolutamente nulla? Perché riusciamo a sapere dell’ultimo iPhone in offerta (che comunque non potremo permetterci) e non siamo mai informati su qualcosa che conta davvero? 

(Beh, è sottinteso che chi venda iPhone sappia contare)

Come se non bastasse, mi confessa che il suo laboratorio aveva incuriosito tanta gente e, aveva anche riscosso critiche positive da parte di tutto il quartiere!

Durante la conversazione, ad un certo punto, come in una storia al suo punto di svolta, Irene mi confessa che non ha più potuto mantenere in piedi questo progetto da sola, sicuramente aveva al suo fianco fedeli collaboratori, ma purtroppo non viviamo nelle favole, e grandi progetti richiedono grandi investimenti, avrebbe forse dovuto ricevere sostegno dalle istituzioni? Non si sa. 

Ma Irene, al mio contrario, dedica poco tempo al rammarico, infatti, mentre io cercavo a stento dal riprendermi da una giornata uggiosa, lei era già pronta per raccontarmi qualcosa di nuovo e che la sta veramente entusiasmante.

Qualcosa bolle in pentola, purtroppo come tutti i grandi vip non c’è stato ancora verso di farmi svelare il segreto. Secondo me è una buona strategia di marketing perché a me ha già incuriosito tanto.

di Maria Clara Mastrovito

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