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Taranto, tra storia, eventi, cultura ed artigianato locale

Anche quest’anno avrà luogo a Grottaglie (TA) una delle feste tradizionali più sentite e partecipate della cittadina pugliese. In occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo, nel borgo antico, si celebrerà la “Festa delle Trombe”, una tradizione risalente al 1600.

Le “Trombe di San Pietro”, da qui il nome della ricorrenza, avviene ogni 29 giugno, e consiste nella costruzione di manufatti in ceramica che “spernacchiano” e successivamente si rompono per portare via la malasorte: malattie e debiti; durante tutte le serate di cui sarà composto l’evento, da molti grottagliesi sentito fortemente per la tradizione che lo avvolge, sia essa cristiana o contadina.

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Sarà possibile, per le vie del centro assistere, grazie soprattutto alla maestria di Bottega Vestita, attraversando nella nostra memoria luoghi e immagini dell’anima, mentre nei vicoli del borgo i mastri artigiani realizzano le trombe da “spernacchiare”. Sarà poi possibile, per i bambini, partecipare ad un laboratorio intitolato “Decora la tua tromba” dove potranno decorare i manufatti, a seconda dei gusti e della fantasia dei piccini.  Il tutto allietato dall’ottima musica, sorseggiando buon vino, grazie agli amici di “Vino e musica” ed ascoltando le storie della compagnia “Piccolo teatro”.

Si potranno inoltre effettuare visite guidate nei pressi della gravina del Fullonese, ai piedi del monte Fellone (ove vi fù il primo insediamento ebraico del nostro territorio), ad ovest del centro abitato, ricca di grotte scavate nella roccia, cuore di un insediamento rupestre abitato quasi sino al Duecento partendo dal Neolitico. Come dimostrano gli scavi degli anni sessanta che anno riportato alla luce reperti di quell’epoca. Il toponimo (letterario) Fellonesignifica Ribelle e compare dal XIII secolo in riferimento al diritto medievale, sinonimo di rottura della fedeltà di vassallaggio tra sovrano e feudatario, o di rivolta del regnante nei confronti del pontefice.

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Questa zona del Salento settentrionale fa parte anch’essa di una ricca e preziosissima eredità culturale del meridione,compresa tra Ceglie Messapica (famosa per le grotte, carsiche tuttavia ma anche per gli uliveti secolari, i trulli e le masserie), Villa Castelli (la città della necropoli nei pressi del sito archeologico chiamato Pezza Petrosa) ed ultima, ma non per importanza Martina Franca. Da queste parti (nei pressi della frazione di Specchia Tarantina situata su un colle che gli diede il nome) anche la gravina di Riggio con le sue cascate piccole ma molto suggestive, masserie fortificate, sparse su tutto il territorio, contornate da favolosi muretti a secco, costruiti con pietre di varie dimensioni e di forma irregolare. Lo stesso dicasi per i trulli, sicuramente più famosi, venivano usati come dimore e/o chiese o quant’altro, molti sono ancora accessibili ed altri come quest’ ultimo sono stati restaurati.

Di fatti la città di Grottaglie deriva dal latino Kriptalys e dal greco Κρυπταλύς, nome che sottolinea la presenza di grotte (krypta, κρύπτα), in gran parte del suo territorio. L’origine di Grottaglie è negli insediamenti che si sono susseguiti nell’area sin dal Paleolitico, ed in particolare nell’area di Riggio e di Pezza Petrosa. È ritenuta, secondo alcuni, la terra natìa del padre della letteratura latina Quinto Ennio. Difatti il poeta nacque a Rudiae in Apulia. La città è famosa anche e soprattutto per le sue ceramiche e per la maestrìa con la quale gli artigiani la lavorano creando i cosìddetti “capasoni” che, servivano a contenere il prodotto della “furata” (quello che noi oggi chiamiamo torchio) che serve per estrarre dai grappoli d’uva già pigiati e dal mosto, il succo d’uva che poi diventerà vino.

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Questa è una delle specialità nel settore agricolo salentino la quale essendo famosa nel mondo, è anche molto ambita la ricerca di nuovi prodotti da parte dei proprietari terrieri per il raggiungimento di un maggior numero di clienti. Anche se tutto il mondo c’invidia e in alcuni casi cercano d’ imitare la produzione di questa bevanda, se si riuscissero a salvaguardare tradizioni come ad esempio “calici di stelle” a Sava, che consiste in una degustazione di vini, durante tutta la serata, accompagnata da musica, spettacoli, balli ed ogni altro tipo di attrazione sia di tipo culturale, sia folkloristica, sotto un cielo ricolmo di stelle, cadenti tra l’ altro, poiché è in onore di San Lorenzo il 10 agosto che si svolge questa festività durante la quale la cultura umana, ma più specificatamente quella savese si affianca perfettamente alla naturalezza dei prodotti tipici di questa zona e della tradizione locale.

Le campagne qui la fanno da padrone ed il verde degli alberi diventa vitale per gli uomini e le donne che vivono, lavorano e si nutrono dei prodotti che la terra ha loro da offrire. Posti incantevoli dove more, ribes, gelsi possono fiorire, sta poi a noi rispettare l’ambiente e ciò che ci circonda e far sì che questi territori restino incontaminati o che vengano tenuti al meglio, non deturpandoli edificando o quant’altro, ma almeno salvaguardando le viti e gli ulivi che sono il simbolo della cultura e tradizione della zona tarantina.

di Federico Pompigna

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