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“L’Esorcismo di Pietro” di Silvia Quero, la storia di Taranto mai raccontata.

Taranto, 42 d.c., gli apostoli Pietro e Marco, nel loro viaggio verso Roma, si trovano su un’umile barca che, da Mar Piccolo, sta per attraccare a Taranto. Non è una semplice sosta, ma una vera e propria missione da compiere prima di giungere a destinazione. Pietro sa che in quella città, nei giardini di una sontuosa villa, si annida una minaccia mortale.

Sul suo cammino troverà il vecchio giardiniere Amasiano, che supererà il suo scetticismo nei confronti dell’apostolo ed accetterà di aiutarlo nel disperato tentativo di salvare la giovane Nevia, posseduta da un demone. Intrighi, tradimenti e segreti inconfessabili lentamente verranno alla luce, il tutto sullo sfondo di una Taranto ormai annessa all’impero romano, dove è ancora vivo il ricordo di coloro che la fondarono. Durante l’esorcismo, però, Pietro scopre che quel demone è una sua vecchia conoscenza con cui ha un conto in sospeso…

Liberamente ispirato alla storia della sosta tarantina di San Pietro e San Marco narrata nell’Historia Sancti Petri (X secolo), “L’Esorcismo di Pietro” non si limita ed essere un semplice romanzo storico: oltre ad essere una fedele ricostruzione romanzata di uno spaccato della Taranto del I secolo d.c., all’epoca dell’Imperatore Claudio, con un occhio di riguardo non solo agli usi e costumi del tempo, manche anche a strade, templi e ville di cui ancora oggi abbiamo testimonianze visive, questo libro espone una serie di ricerche dell’autrice, Silvia Quero che, grazie alla formula del docu-racconto, si trasformano in un qualcosa di accattivante e suggestivo.

Narra la leggenda che San Pietro e San Marco, in viaggio da Antiochia verso Roma, una volta approdati a Taranto decisero di rimanervi per qualche giorno e fecero numerosi miracoli nella città, ma soprattutto praticarono un delicato esorcismo su una ragazza, posseduta dal demonio, figlia di un potente signore locale.

Ed è proprio la formula del “docu-racconto” che riporta alla luce una storia ricca di fascino e sconosciuta ai più, le cui testimonianze ancora affiorano in diversi punti della città, dalla Cripta del Redentore alla facciata duomo di San Cataldo, puntando l’attenzione su reperti archeologici sotto gli occhi di tutti, di cui però i più ignorano ne la storia (come la “colonnetta” esposta presso la Chiesa del Carmine, secondo tradizione parte dell’altare su cui San Pietro in persona celebrò la prima eucarestia a Taranto).

A curarne l’introduzione critica è un tarantino d’eccellenza: il Professor Antonio Basile, storico, scrittore e docente ordinario di Antropologia Culturale dell’Accademia delle Belle Arti di Lecce che ne apprezza, oltre che la trama avvincente, resa ancora più scorrevole da un linguaggio fluido e fresco, l’accuratezza delle ricerche, nobilitate da interessantissime note bibliografiche che aiutano a ricostruirne l’ambientazione a 360 gradi.

I personaggi e i luoghi della Taranto antica, in queste pagine prendono nuova vita, amalgamati all’indiscutibile fascino del misterioso ed antichissimo rito dell’esorcismo degli indemoniati (molto diverso da quello che noto oggi a noi e sdoganato da cinema e letteratura).

Personaggi tarantini, come Eucadio, il Regolo (signore) di Taranto, proprietario di un’immensa villa su Mar Piccolo di cui ancora oggi abbiamo traccia, e Amasiano, primo vescovo di Taranto, oggi pressoché sconosciuti, già dopo le prime pagine diventeranno di una familiarità disarmante, così come Pietro, il pescatore di anime, verrà raccontato come uomo e non come Santo, con tutte le sue paure e le sue debolezze.

Grazie a “L’Esorcismo di Pietro”, pubblicato nella collana di “Storia Locale”, della casa editrice tarantina Edit@ nel 2017, l’autrice Silvia Quero, già archeologa e giornalista, ha vinto nel 2018 il “Premio Ciaia-Nuove Proposte” per la letteratura, con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Nel 2018 il testo è diventato una performance teatrale, “La Luce che venne dal Mare”, rappresentato negli scorci più suggestivi della città, con Silvia Quero, Piero Trombettiere e il musicista polistrumentista e cantante, Mario Azad Donatiello.

di Silvia Quero

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